.

 

Perchè aprire un blog? Sicuramente è un nuovo modo di comunicare. E sicuramente non lo lascio a chi da "nuovo" si traveste. Non è semplice tenerlo vivo, ci ho provato una volta ma non ci sono riuscito.La democrazia telematica mi sembra una stupidaggine, le persone sono fatte di carne ed ossa e discuto con le persone guardandole in faccia. Questa però è una nuova fase, in cui il confronto avviene anche qui, e chi non c'è non c'è. E così sia...
13 marzo 2012
Riprendere la penna in mano..

In questo periodo questo spazio è stato un po' abbandonato, ovviamente per colpa mia. E' così, ed ho già scritto il perchè: è quando la vita corre troppo veloce, ti lascia nel turbine e non ti lascia pensare. Ed in questo tempo sono stato immerso nella nostra vicenda congressuale, quella dei Giovani Democratici, della quale non parlerò qui ma nelle sedi opportune.

Oggi ho deciso però di rimettere in sesto questo spazio per respirare un po' e perchè in questo periodo (incredibile ma vero) ho iniziato anche un'altra avventura, ossia la scrittura della mia tesi, il mio primo vero sforzo scientifico-intellettuale che conclude un percorso trascinatosi sin qui. Ho cominciato a scrivere le prime pagine, con grandi difficoltà e grandi sforzi, e mi ricordato di quanto sia importante costruire una propria lettura dell'oggi che conviva nella nostra società e nel mondo che ci sta intorno, riprendendo in un periodo difficile i "ferri delmestiere", fatti di concentrazione e teorie.

La scintilla per la rimessa in sesto del mio blog è stato un servizio del tg3, in cui si parlava dell'Alcoa del Sulcis, una multinazionale sita appunto in Sardegna, produttrice di alluminio, con 1000 dipendenti diretti senza considerare l'indotto. Quella fabbrica sta per chiudere, mandando in rovina migliaia di famiglie sarde e lasciando a casa migliaia di lavoratori in un territorio privo di investitori prossimi a scommetterci. A questi lavoratori non verrà solamente tolto il salario ma anche, per dirla con Bersani, "la loro quota parte di trasformazione della società".

Ho pensato che il mio impegno universitario su questi temi mi impone di dare una lettura personale ma pubblica di quanto stia accadendo. Siamo davanti ad una grande fase di trasformazione, ed ho la fortuna di essere impegnato in un'opera di ricerca sui temi "caldi" del momento. Questo spazio forse può essere utile almeno a questo; sarà forse anche questo il modo di prendermi la mia quota parte di trasformazione della società?




permalink | inviato da ricardo il 13/3/2012 alle 22:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 novembre 2011
"I tecnici governano, gli amministratori amministrano, ed i politici vanno in televisione" (cit)

******


La situazione del paese è molto grave e richiede decisioni immediate. Si saldano tra loro diverse cause, che partono da un'economia ferma, dall'assenza di riforme strutturali nel paese e da un clima di sfiducia che colpisce i mercati finanziari data l'instabilità politica. Nessuna delle persone coscienziose se ne felicita e nessuna delle persone serie vuole evitare di vederne la gravità. Alla richiesta di responsabilità politica credo che nessuno, tantomeno il più grande partito d'opposizione, possa tirarsi indietro: faremo la nostra parte come l'abbiamo sempre fatta, anche a costo di pagare il prezzo elettorale delle scelte impopolari che saremo spinti a prendere.

Tutto questo però non significa abbandonare le nostre idee, il nostro programma, le nostre proposte per il paese. Non credo che tutti i governi tecnici siano un commissariamento della politica, ma non credo neanche che le proposte dei governi tecnici siano proposte che con la politica non hanno nulla a che fare. Ed una traccia di lavoro l'abbiamo costruita in questi mesi, traccia di lavoro che viene prima della scelta dei ministri che dovranno comporre un ipotetico governo. Parliamo di questa allora, parliamo di economia.

Ma noi pensiamo veramente che per uscire da questa crisi basterà procedere con tagli di spesa, manovre restrittive o privatizzare il privatizzabile? Ma come pensiamo di convincere gli italiani che facilitando i licenziamenti risaneremo il debito pubblico? Su questo bisogna subito marcare una distanza. Perché queste non sono proposte "tecniche", questa è politica, queste sono le proposizioni politiche della Tatcher e di Reagan, queste sono le proposte politiche di Silvio Berlusconi all'inizio degli anni'90, che fanno parte di uno spartito vecchio, monotono, noioso ma pericolosissimo e alla prova dei fatti fallimentare. Non sono più all'orizzonte proposte di deregolamentazione finanziaria perché oramai non c'è più nulla da deregolamentare, ma si ode il ritornello delle pensioni come quello di un disco stonato. Noi siamo i conservatori che non vogliono una vera riforma previdenziale? Noi siamo quelli che non vedono che vi è stato un innalzamento anagrafico nel paese e che non vogliono adeguarsi agli standard europei di pensionamento? Siamo persone responsabili e pronte a chiedere atti di responsabilità, a patto che a dare il sangue non siano sempre gli stessi, quelli che non si sono arricchiti in questi anni e sui quali hanno gravato spesso e volentieri le manovre economiche fatte dai governi. Noi non vediamo gli sprechi della pubblica amministrazione ed i privilegi dei costi della politica? Certo che li vediamo, e dovremmo essere pronti a ridurli al minimo intervenendo con fermezza, a patto che non siano però l'alibi per non toccare chi le risorse le ha veramente. Capiamo la necessità richiestaci dall’ Europa di “fare i compiti”, capiamo meno la necessità di adottare riforme senza una discussione profonda.

Per rimettere a posto i conti partiamo da una patrimoniale fissa che riporti l'asse della ricchezza dal patrimonio al reddito dei cittadini; colpiamo chi la ricchezza ce l'ha, e non chi prende una pensione già bassa o un salario che non gli permette di arrivare a fine mese o di non gravare comunque sul suo nucleo familiare di provenienza. Ha avuto un senso togliere l'ìci sulla prima casa affamando i comuni e costringendoli ad ulteriori addizionali molto più umilianti come quelle sulla salute per sostenere i servizi pubblici? Non ha avuto alcun senso, e cominciamo dal reintrodurla per esempio. Ha avuto un senso abolire le norme tecniche di controllo dell'evasione fiscale, il vero motivo per cui dobbiamo tenere una pressione fiscale alta sui cittadini?Reintroduciamole, per colpire l'evasione e recuperare del gettito sommerso utile a ripagare il debito pubblico. Facciamo un accordo con la Svizzera sui capitali scudati e tassiamoli come ha fatto la civilissima Germania invece di lasciargli evadere il fisco italiano spostandosi in un altro paese. E la tassa sulle transazioni finanziarie extra titoli di stato? Che fine fa? Può essere impraticabile perché i mercati sono in difficoltà, va bene, ma non ci dovrebbe essere un governo che ne faccia una battaglia europea?

Vogliono meno tasse per le imprese per rimettere in moto l'economia. Facciamolo con sgravi fiscali per le imprese che mettono in campo un adeguato, costante e giusto, passaggio dei lavoratori da tempo determinato a tempo indeterminato, con sgravi fiscali per le imprese che assumono giovani sotto i trent’anni e per quelle che investono, del loro capitale privato, una quota per la ricerca e sviluppo in una quantità pari almeno agli investimenti delle aziende europee.

E siamo sicuri che solo con la leva fiscale si rimetta a posto il paese? Siamo sicuri che senza un piano per lo sviluppo, che per noi deve partire da un massiccio investimento in saperi e ricerca e passare poi al sistema infrastrutturale del paese, convinceremo gli investitori? Ricette di tagli alla spesa hanno fatto sprofondare la Grecia verso una recessione ancora peggiore di quella che viveva all'inizio della crisi. Se le nostre ricette saranno similari, recessive, penalizzanti verso gli strati sociali che non si sono arricchiti in questi anni saremo da capo a dodici.

La verità è che è in campo un attacco speculativo al nostro paese, c'è la sfiducia del mercato e degli operatori finanziari ad investire in Italia, abbiamo un preoccupante innalzamento dell'interesse sui titoli di stato, ma queste espressioni non significano nulla se isolate. La verità è che abbiamo un paese bloccato da tutti i punti di vista, per primo verso le sue giovani generazioni: se non si è credibili all'interno non si può esserlo fuori dal paese. La verità è che le decisioni tecniche sono decisioni politiche, non possono non esserlo.

Non si tratta di dividerci tra responsabili e irresponsabili. Si tratta di capire che non esiste solo un modo per uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati, e nessuno di questi è tecnico. Il problema non è il governo di Monti ma il mandato che riceve, la chiarezza sulle misure che si vogliono adottare, le loro caratteristiche di equità e di solidarismo sociale. Anche perché fare un governo tecnico per mettersi a litigare sulle cose da fare sarebbe ancora peggio. Si tratta di capire che c'è anche la politica, pena la conferma dell'espressione di Reichlin, secondo la quale "i tecnici governano, gli amministratori amministrano ed i politici vanno in televisione". 

******
La foto è ripresa dalla bacheca di ronny mazzocchi




permalink | inviato da ricardo il 11/11/2011 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 novembre 2011
Prima legge Fondamentale della stupidità umana

La Prima legge fondamentale della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorta che:

"Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione"

“A prima vista l'affermazione può risultare triviale oppure ovvia oppure ingenerosa oppure tutte queste tre cose insieme. Tuttavia un più attento esame rivela in pieno la sua realistica veridicità. Si consideri quanto segue. Per quanto alta sia la stima quantitativa che uno faccia della stupidità umana, si resta ripetutamente e ricorrentemente stupiti dal fatto che:

a) Persone che uno ha giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all'improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide

b) Giorno dopo giorno, con un'incessante monotonia, si è intralciati e ostacolati nella propria attività da individui pervicacemente stupidi, che compaiono improvvisamente ed inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni.

La prima legge fondamentale impedisce di attribuire un valore numerico alla frazione dipersone stupide rispetto al totale della popolazione: qualsiasi stima numerica risulterebbe una sottostima."


C.M.Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana




permalink | inviato da ricardo il 7/11/2011 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 ottobre 2011
Che nascano gli Stati Uniti d'Europa

E’ da agosto che, sui giornali e nel dibattito pubblico, dominano notizie sulla crisi economica, sull’andamento dei listini di borsa e sui titoli del debito pubblico dei paesi. Nel paradosso che è proprio la difficoltà degli argomenti in questione che rende tutto questo interesse comprensibile e allo stesso tempo estremamente rilevante: siamo nel pieno di un processo molto profondo, cominciato nel 2007 con la crisi dei mutui e che ha avuto diverse fasi.

In una prima fase abbiamo osservato una crisi del meccanismo anglosassone (americano ma anche inglese) del credito, che ha dato origine a fenomeni come quello dei mutui subprime garantiti da contratti derivati, sicurinella teoria ma carta straccia nella realtà dei fatti. Questa crisi, connessa alla crisi del settore edilizio ed allo scoppio della bolla speculativa sulle case, ha determinato a catena una primo crollo delle attività finanziarie. Dopo questa fase, in cui si saldano crisi del credito e crisi finanziaria, ne abbiamo una seconda, in cui si saldano crisi finanziaria e crisi dell’economia reale. Dal secondo trimestre del 2008, infatti, la ripercussione sul settore reale è avvenuta su scala mondiale, e, come una palla di neve che diventa una valanga, il settore reale e quello finanziario si deprimono a vicenda, determinando il fallimento di importantissime banche di investimenti e un crollo mondiale del Pil come non si vedeva dai momenti più bui del secolo scorso. La terza saldatura invece si ha tra crisi del settore reale e crisi dei debiti sovrani. Dopo l’utilizzo generalizzato di spesa pubblica per sostenere le economie ed i sistemi bancari nei diversi paesi, come un cane che si morde la coda, si comincia a diffondere il sospetto che le finanze dei diversi paesi siano sostenibili. Il caso Grecia ed il trucco sui conti pubblici porta l’attenzione mondiale sul livello dei debiti pubblici, ma a rischio diventano in poco tempo tutti gli stati che sembrano non avere un sistema economico in grado di essere competitivo in un epoca di grandi sostegni e grandi salvataggi, fino ad arrivare a paesi prima considerati più solidi come l’Italia.

Tutto questo porta anche alla attuale nonché ricorrente discussione:come si esce dalla crisi? Se ne esce con politiche di espansione della domanda o restrizione l’offerta? Non ne ho scritto molto fino ad ora perché il dibattito è già noto e non aggiungerei nulla di più. E’ un braccio di ferro secolare, tra keynesiani e monetaristi, tra progressisti e conservatori, e che,negli anni passati del nostro paese, ha visto una sinistra del risanamento ed una destra irresponsabile. E’ abbastanza evincibile tra l’altro capire quale sia la mia posizione: per dirla con Krugman, pensare di curare il malato restringendo il  bilancio pubblico è comportarsi come quei primitivi medici che pensavano di curare i pazienti dissanguandoli.

Il punto è che queste vicende sono utilizzate per aprire la strada ad una retorica insopportabile che prevede ulteriori cessioni di potere da parte della politica verso la finanza e la tecnica economica. Visioni subalterne culturalmente ad un ciclo di storia che con questa crisi sta esalando l’ultimo respiro, e che hanno colpi di coda paradossali come nel caso della proposta che chiede il pareggio di bilancio in costituzione: una proposta imbarazzante economicamente e legislativamente. Si può sostenere che sia necessaria una politica migliore, ma non che sia necessaria meno politica.

Già dall’inizio della vicenda greca si era capito che l’Europa, per come era stata immaginata, non era più sufficiente, ed a poco più di un anno da quella crisi, alla conferenza sul lavoro del Pd di Genova, Massimo D’Alema lancia la proposta di armonizzare i programmi delle maggiori forze socialiste europee che si presentano al voto alle prossime elezioni. La verità è che è in atto un altro braccio di ferro, forse meno evidente ma sicuramente non meno importante. Siamo nel mezzo di una delle più profonde ristrutturazioni della geografia politica del mondo, che sta avvenendo a velocità elevatissime grazie ai veicoli della globalizzazione e delle economie finanziarie. In tutto questola questione è se, di fronte al blocco statunitense, a quello asiatico, aquello delle economie emergenti del sud America, debba o no presentarsi un blocco europeo unito nelle sfide del futuro. E questo scontro si misura in alcune discussioni che troviamo nel dibattito attuale, come i vertici europei, la discussione sulla sottoscrizione dei debiti dei paesi in difficoltà, la discussione sugli eurobond, la tassa sulle transazioni finanziarie.

Da qui alcune mie riflessioni

1)     La sottoscrizioni dei debiti pubblici, i default pilotati o altre soluzioni tecniche non basteranno ad evitare che il “contagio” di fiducia nei mercati internazionali si propaghi. I singoli paesi sono del tutto impossibilitati nel rispondere alla speculazione finanziaria in questa cornice europea, e tutti gli aiuti, necessari, rischiano di essere semplici palliativi. Il tema è e resta la governance: lo statuto della BCE, che impedisce di sottoscrivere i debiti pubblici dei paesi in nome dell’”indipendenza” della Banca centrale è stato superato.

2)     La soluzione degli eurobond è anch’essa una soluzione di breve termine se non si affronta il nodo più grande di cui sopra. E’ condivisibile come arma tattica di una discussione, un modo riformista per superare di fatto il finto burocratismo della Banca Centrale Europea, ma non illudiamoci serva a risolvere il problema. Rastrelliamo altri soldi dal mercato finanziario con la forza della sostenibilità pubblica europea: ma come li spendiamo poi quei soldi? In che paese e per quali usi? Dovremmo mettere dei paletti, per definizione arbitrari (come la regola del 3% del deficit, voluta da Maastricht e che è risultata un artificio burocratico e nulla più). Ma soprattutto: chi decide come si investono quei soldi? Senza la politica, nel lungo termine, metteremo in circolo soltanto un altro titolo di debito, soggetto anch’esso alla volatilità internazionale.

3)     Pochi si ricordano che la tassa sulle transazioni finanziarie c’era nel nostro paese, e l’abbiamo tolta noi. Era il bollo, che si pagava con l’acquisto dei titoli finanziari, e lo togliemmo proprio perché la mancanza di questo vincolo in altre parti del mondo determinava uno spostamento dei capitali verso altri paesi in cui le tasse erano minori e i profitti per chi voleva speculare, in potenza, più elevati. Dimentichiamo troppo velocemente che la principale legge di deregolamentazione finanziaria fu fatta da un governo positivo e progressista come quello di Clinton, il Gramm-leach-bliley act firmato il 12 novembre del 1999.

Premesso che sono d’accordo sia con la sottoscrizione dei debiti pubblici, che con gli eurobond che con le tasse sulle transazioni finanziarie. Cosa voglio dire con tutto questo?

Essenzialmente due cose

La prima: la crisi è di sistema, rappresenta un ciclo che finisce e che ha riguardato tutti, destra e sinistra. Tutti gli strumenti che ci fanno fare un primo passo in questa direzione sono utili, ma le scelte vere da compiere sono scelte strategiche e di prospettiva.

La seconda:c’è bisogno della politica. Solo con un risveglio della politica saremo in grado di invertire la rotta del declino.

C’è bisogno di più coraggio? Forse sì. C'è bisogno che nascano gli Stati Uniti d'Europa.

Dobbiamo stralciare lo statuto della Bce ed inserire tra gli obiettivi finali il sostegno all’occupazione ed alla crescita, dobbiamo chiedere una politica di bilancio comunitaria cambiando i bilanci nazionali in bilanci federali ad esempio, e dotare così l’Europa di una propria politica e monetaria e fiscale. Non serve sottoscrivere i debiti dei paesi se poi non puoi battere moneta, non serve ristrutturare le finanze pubbliche senza un piano e delle risorse per rilanciare la crescita. Politica industriale europea, cessione di potere delle parti sociali nazionali ad organismi ed organizzazioni europee delle imprese e del lavoro. Che la tassazione per le transazioni finanziarie parta dall’Europa, ma diventi uno strumento internazionale che prenda piede in tutti i paesi sotto una spinta coordinata delle economie. E la chiave della presenza Europea nel mondo deve stare nelle tre parole, cultura, innovazione, sostenibilità.

Soltanto con una presa d’atto dei progressisti di tutti i paesi sarà possibile cambiare il paradigma economico che ci ha governato fin’ora, soltanto con una spinta coriacea delle forze progressiste e socialiste europee sarà possibile realizzare una nuova Europa.




permalink | inviato da ricardo il 3/10/2011 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 settembre 2011
"Chi ha compagni non muore mai"


Fino ad un mese fa guardavo le stelle e mi emozionavo per le cose che scoprivo man mano che il mio studio andava avanti. Da un mese a questa parte la vita ha ricominciato a correre più veloce. Prima alla festa di Torino, dove si sono rivisti i compagni di sempre e dove abbiamo svolto la seconda festa nazionale; colgo l'occasione per un ringraziamento ai compagni piemontesi che hanno creato questo bellissimo evento.

E vorrei spendere due parole per la festa che abbiamo svolto a Pietralata; due parole non di più. Abbiamo dato vita ad un'idea, per quanto strana ed estemporanea sembrasse. Era una sfida, una sfida di cui forse avevamo sottovalutato la portata quando la immaginavamo, che si è rivelata una bestia molto più complicata da domare nel momento in cui ci siamo ritrovati a cavalcarla. Una festa nazionale in uno sperduto campetto di periferia, una pazzia completa. Un quartiere con una grande storia popolare, ma che probabilmente di quella storia oramai sentiva soltanto degli echi lontani, come il campo “25 aprile”, campo con un grande passato ma con un futuro del tutto da costruire. Lì fare una festa? Una cosa ardua, rischiosa, complicata, a momenti una roba da matti. Eppure quell'idea, la voglia di fare qualcosa di bello e di sinistra si è rivelata vincente, una strada da proseguire. Abbiamo costruito il più grande evento politico-culturale mai realizzato in quel quadrante di città, abbiamo vinto la sfida con una cittadinanza che dopo un primissimo momento di diffidenza è entrata incuriosita nei nostri luoghi facendoci i complimenti e spronandoci a continuare con la musica e con le attività. Abbiamo vinto una scommessa, rischiosa, delicata, gigantesca. Ma l'abbiamo vinta. L'ha già scritto bene Giulia: tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di quelli che ci hanno creduto e sono riusciti a fare in pochi giorni un piccolo miracolo. Non ho avuto l'occasione di farlo prima, ma vorrei ringraziare tutti i ragazzi che ci hanno messo il cuore e la faccia, tra i quali c'è anche il nostro segretario nazionale: senza il suo lavoro questa festa non si sarebbe fatta, ci ha creduto anche lui fino in fondo a questa specie di follia.

Per il resto sono molto preoccupato ed avverto un senso di impotenza come non mai. La crisi dei mercati ha trovato i nostri paesi sprovvisti di strumenti di difesa, abbandonati in anni di deregolamentazione finanziaria. Non siamo di fronte ad una "crisi" come viene comunemente chiamato il fenomeno che indica cambiamenti congiunturali nel ciclo economico; qui siamo di fronte al crollo di un sistema, che ha dato le carte fino a ieri ed il cui permanere nell'oggi crea una reazione sul settore reale. Non voglio entrare qui nello specifico, e di spread, di bund, di Ftse mib e di rating ne hanno sentito parlare anche levecchiette, verosimilmente atterrite dai termini e dal tono grave con cui venivano pronunciati.

Avverto però la disperazione e l'angoscia con cui vengono seguite queste vicende, e la delusione che si matura verso la politica. Aveva ragione Bersani: Berlusconi ci lascerà in un orizzonte democratico desolato, e l'atteggiamento che sta mostrando anche in queste ore, un atteggiamento alla "muoia sansone contutti i filistei", avrà conseguenze più pesanti per le future generazioni, per i ragazzi che non trovano lavoro, per i precari che vengono licenziati, peri giovani che umiliati perdono la dimensione di loro stessi come persone valide e degne. Noi dobbiamo distruggere tutto questo. E' il nostro obiettivo, un obiettivo da cittadini, da ragazzi appassionati. E' semplicemente sbagliato, ingiusto, umiliante, avvilente, triste. Dobbiamo abbattere la nostra precarietà, non soltanto nel posto di lavoro, ma nelle nostre teste, nei nostri cuori. Questa destra stracciona ci ha divisi, ha spento dentro tantissimi di noi lasperanza, la voglia di battersi per un mondo migliore; dobbiamo tornare ad esserci. E' questo che dobbiamo fare, è su questo che dobbiamo spendere una vita. Abbiamo fatto tanto ma dobbiamo fare di più, abbiamo tante intelligenze e dobbiamo riflettere pensare e scrivere con più foga, ci carichiamo di molta stanchezza ma abbiamo anche tanta energia, non c'è posto per la sosta, non c'è spazio per l'incertezza, non c'è tempo per i tentennamenti. Siamo in campo ma la casa brucia, il paese è in condizioni critiche e l'indifferenza sta vincendo la sua battaglia. Perchè l'indifferenza, ce lo insegnava qualcuno un po' di tempo fa, è una delle forze che opera in maniera più potente nella storia, opera passivamente ma opera. E' lei il nostro nemico, è a noi stessi che dobbiamo il combattere questa battaglia.

Buon lavoro Giovani Democratici, chi ha compagni non muore mai.




permalink | inviato da ricardo il 21/9/2011 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 agosto 2011
Ercole, il triangolo estivo, il cigno e con questo è tutto

Se prolungate il lato sinistro della Y, arrivate alla costellazione di ercole. Per chi conosce Orione ne ricorda vagamente la forma. Le stelle più visibili sono le 6 del corpo, e vediamo l’eroe in ginocchio con le gambe piegate, chissà, forse in attesa della prossima fatica. In alto in alto, praticamente sopra la vostra testa, vedete tre stelle luminosissime che formano il triangolo estivo. La più luminosa di tutte è Vega, ed è quella che si trova più vicina ad Ercole. Quella più perpendicolare alla vostra testolina si chiama Deneb; subito sulla sua destra partono tre stelline e se ne vede una più lontana, a formare una croce latina dentro il triangolo. Quella è la costellazione del cigno, perpendicolare a noi nel mese di agosto. E direi che con questo è tutto.

Ho studiato e ne ho viste altre. L'aquila, il sagittario e lo scorpione, il pegaso, andromeda e l'ofiuco per cominciare. Il punto è che non si vedono dal mio terrazzino. Le ho viste dal mare e da un'altra finestra, ma non da quel terrazzino. E in oltre mi va di tornare a scrivere di cose serie.

Sta per ricominciare l'anno, il mondo sembra andare veloce e sembra avverare la maledizione cinese che augurava agli avventori di vivere in tempi interessanti.

Il punto è come vivremo questi tempi interessanti, e, su questo, daremo la cifra di noi stessi.




permalink | inviato da ricardo il 19/8/2011 alle 10:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 agosto 2011
Arturo, austerismo triangolare boote e corona boreale


Spostandoci a sinistra del carro, seguendo la parabola indicataci nella figura arriviamo ad Arturo, "Il guardiano dell'orsa". Questa è una delle stelle più brillanti del cielo, si dice la quarta più brillante del cielo notturno, ed è una gigante rossa.

Da questa si arriva facilmente andando verso nord ad una costellazione a forma di Y,definita per l'appunto "austerismo triangolare", da cui partono le costellazioni del Boote e della Corona Boreale.

Il lato destro della Y è costituito dalla costellazione del Boote, un grande aquilone nel cielo di cui Arturo è la stella più luminosa. Se ci si mette di impegno si vedono anche le altre stelline, un po' più fioche, e quindi non visibili da punti con scarsissima visibilità.

Specularmente parte la corona Boreale, una graziosa coroncina che comincia da uno degli estremi della Y.




permalink | inviato da ricardo il 12/8/2011 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 agosto 2011
Cefeo ed il drago

A Cassiopea è legata la costellazione di Cefeo, Re d'Etiopia di cui Cassiopea era moglie. Essendo Cassiopea una delle Nereidi, le 50 figlie di Nereo, ed essendo una delle Nereidi la sposa di Poseidone, il suo ritenersi la più bella tra le sorelle fece incazzare tutte le altre, che protestarono vivamente con il Dio del Mare. Il Dio del mare, un Dio dal carattere maturo, prese d'acido anch'egli, e reagì compostamente mandando un mostro a razziare le coste etiopi (La costellazione della balena). Cassiopea e Cefeo incatenarono Andromeda (che poi sarà salvata da Teseo) per placare l'ira di Poseidone, che non pago di questo atto condannò Cassiopea a girare in eterno attorno alla Stella Polare.

Lacostellazione di Andromeda, della balena e di Perseo dovrebbero essere visibili in questo periodo dell'anno, ma non lo sono dal mio terrazzino. Per questa fondamentale ragione, saranno estromesse dalla piccola narrazione.

Cefeo lotrovate negli schemini, e trovate anche la costellazione del drago,che gira intorno al grande carro ed è anch'essa una circumpolare. Le stelle più visibili sono la alpha la gamma e la beta, le altre o le si vede o le si immagina. 




permalink | inviato da ricardo il 10/8/2011 alle 22:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 agosto 2011
Grande Carro e Piccolo Carro


In realtà il grande carro non è l'Orsa Maggiore ma ne è la parte più visibile, la "coda" dell'orsa. Le stelle dalle quali arriviamo alla polare le chiamiamo "puntatori", e sono nello specifico Dubhe e Merach, due stelle abbastanza brillanti, mentre le altre stelle dell'orsa non sono molto visibili. Dalla figura vedete però la conformazione della costellazione intera,e le stelle che non vediamo ci resta solo da immaginarle.

Dalla Polare comincia anche la costellazione del "Piccolo Carro". Di solito si confonde questa spesso con Cassiopea, anche perchè il Piccolo Carro non è una costellazione ben visibile nel cielo: si vedono di solito abbastanza bene la polare e le stelle finali del carro Pherkad e Kochab, che corrispondono ai puntatori del grande, ma le altre non molto. Le stelle del piccolo sono usate come parametro per la visibilità del cielo: gli astrofili considerano la serata propizia per l'osservazione quando riescono a vedere la costellazione intera. E' inutile che vi dica che non essendo un astrofilo provi a sperimentare quelle due nozioni che so' comunque vada..




permalink | inviato da ricardo il 7/8/2011 alle 23:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 agosto 2011
E riuscimmo a riveder le stelle, la stella polare e le circumpolari


La prima cosa che viene da pensare guardando il cielo è da dove cominciamo. Le stelle sopra la nostra testa infatti sembrano tutte quante uguali, e per cominciare a metterle assieme serve necessariamente un punto di riferimento. Si riconoscono le costellazioni progressivamente: si comincia da una e poi a catena si procede passo passo incrociando le forme che si vedono.

Quando si pensa alle stelle viene subito in mente la famosa stella polare, la stella che indica sempre il nord.

La stella polare è una stella fondamentale, perchè rappresenta un punto costante nel cielo indipendentemente dalla stagione in cui lo osserviamo. In questo periodo possiamo osservare il cielo estivo, e le stelle che sono sopra la nostra testa sono stelle che vediamo solamente in estate.

Tutto questo è vero ad eccezione della stella polare, e delle stelle che vi girano attorno, dette per l'appunto "circumpolari". Esiste cioè un pezzettino di cielo che vediamo durante tutto l'anno, e che ci serve tenere come punto diriferimento costante per trovare le varie costellazioni che si avvicendano durante le stagioni.

Da qui l'esigenza di trovare la stella polare e le costellazioni che vi girano attorno. E' proprio a questo che ci serve il "Grande Carro", una delle principali circumpolari. E' una delle costellazioni più famose e visibili del cielo, ed in questo periodo dell'anno viaggia abbastanza "bassa" all'orizzonte (non si trova proprio sopra la vostra testa per capirci, ma basta alzare un po' lo sguardo nella giusta direzione per vederla). Una volta trovata, notate che, vicino ad essa vi è una costellazione fatta a zig-zag abbastanza rintracciabile nel cielo ed abbastanza luminosa, chiamata"Cassiopea". Su di esse mi soffermerò un pochino in seguito, per ora utilizziamole soltanto come punti di riferimento, perchè queste danzano attorno alla polare per tutto l'anno, e da queste si parte per trovare le altre.

Una volta trovate, infatti, seguite lo schema in alto ed avrete la stella polare: la raggiungete anche soltanto dal Grande Carro, prolungando per 5 volte il segmento formato dalle stelle segnalate nella figura, oppure tracciando una x immaginaria tra le stelle opposte di Cassiopea e del Grande Carro, il cui punto centrale è proprio la stella polare.

Non è la piùluminosa del cielo, questo è evidente, è però la più luminosa  di quel pezzettino di quadrante in cui non vedrete altro che lei.




permalink | inviato da ricardo il 4/8/2011 alle 23:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
novembre       
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
Feed
blog letto 114689 volte